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Matilde

  • Voto:
  • (5/5)
  • Età consigliata: da 8 a 12 anni
  • Editore: Adriano Salani Editore
  • Genere: Avventura | Classici | Educativo | Fantasy | Umoristico

Premessa

Matilde è una delle opere di Roald Dahl che amo di più in assoluto, perché parla di libri e di amore per la lettura, d'intelligenza e di buon cuore, di altruismo e di magia.

Sicuramente anche voi ne avrete sentito parlare: il celebre film Matilda 6 mitica, tratto dal romanzo e trasmesso a più riprese dalle emittenti televisive, si è inserito senza indugi nella cultura pop degli anni Novanta, entrando di fatto nell'immaginario collettivo di generazioni di bambini e adolescenti. Ma non fatevi ingannare dalla pellicola: la storia originale è decisamente più interessante del suo corrispettivo cinematografico, ed è veicolo di messaggi profondi, di tutto rispetto, che vale la pena di diffondere affinché tanti piccoli lettori possano scoprire l'immenso potere della cultura.

Trama

Matilde è una bambina dall'intelligenza fuori dal comune. Non soltanto perché a pochi mesi già sa parlare con la ricchezza lessicale tipica di un adulto (per non dire superiore a quella di certi individui ben più attempati), ma anche perché ben presto impara a leggere, da sola. Immaginate quindi lo stupore della bibliotecaria di quartiere quando si ritrova davanti una simile personcina che chiede, a quattro anni, con gentilezza ed educazione, se sia possibile leggere qualcosa. Il fatto che ben presto Matilde divori tutti i libri per bambini dell'edificio ce lo possiamo anche aspettare, ma che poi si dedichi persino alla lettura di Charles Dickens e di Jane Austen... be', ecco la conferma che non si tratta di una bambina come le altre.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: cosa accadrà quando Matilde comincerà le scuole elementari? E soprattutto, come si comporterà al cospetto della terribile signorina Spezzindue, la famelica e crudele direttrice del plesso, che si diverte a torturare i bambini, lanciandoli qua e là e rinchiudendoli nello Strozzatoio? Riuscirà la piccola Matilde a proteggere se stessa dagli abusi di adulti che hanno la segatura nel cervello, oltre che nelle loro automobili? E soprattutto, che ne sarà di lei e dell'inerme, indifesa signorina Dolcemiele, la maestra dal cuore d'oro che subisce le angherie della mostruosa direttrice?

Non temete, per fortuna l'intelligenza ha molti modi per manifestarsi. 

E se vi dicessi che anche la magia rientra tra questi?


Autore

Roald Dahl è considerato uno dei più grandi scrittori di libri per bambini mai esistito. Nato nel 1916 da una famiglia di origini norvegesi, si trasferì ben presto in Gran Bretagna dove partecipò alla seconda guerra mondiale come pilota. Nel 1943 scrisse il suo primo libro per bambini, The Gremlins, da cui la Disney trasse un soggetto per un'animazione mai realizzata e a cui si ispirò Chris Columbus nel 1984 per il film che rese famose queste creature. Nel 1961 Dahl inizia la vera e propria carriera di scrittore per l'infanzia con James e la pesca gigante, seguito dai conosciutissimi La fabbrica di cioccolato, Il grande ascensore di cristallo, Gli Sporcelli, La magica medicina, Il GGG,Le Streghe,Matilde e molti altri libri di successo. Le sue opere sono tradotte in trentaquattro lingue, hanno venduto milioni di copie nel mondo e vinto premi prestigiosi. È morto nel 1990 ma ogni anno si celebra il Roald Dahl Day in occasione del giorno del suo compleanno. Per approfondire potete visitare il sito Internet dedicato a Roald Dahl, divertente, ricco di contenuti e graficamente impeccabile.

Illustratore

Quentin Blake è un famoso illustratore e scrittore inglese, celebre per aver illustrato i libri di Roald Dahl. È stato insegnante al Royal College of Art nonché primo Children's Laureate, e ha vinto il premio Hans Christian Andersen come miglior illustratore, il riconoscimento più importante del settore a livello internazionale.

Giudizio

Lo ha affermato Dahl stesso: Matilde è pura propaganda per la lettura. 

E in effetti, questo libro è, più di qualunque altro, un elogio al mondo della letteratura. L'autore ci trasmette il proprio amore per i romanzi attraverso una serie incalcolabile di riferimenti, tutti ben evidenti e rimarcati a più riprese: a partire da Matilde, la protagonista, che impara a padroneggiare le parole prima di qualsiasi altra cosa, che si rifugia dapprima in biblioteca e poi nella propria cameretta per divorare i romanzi che le vengono prestati; passando poi per la figura della bibliotecaria, l'unica positiva che Matilde incontra nella primissima infanzia; e proseguendo con una dichiarazione scritta di Dahl, che è così sfacciato da fornirci un vero e proprio elenco bibliografico di classici da leggere, una lista dettagliata di romanzi stilata con sapienza. Pensate, uno dei più grandi scrittori di libri per bambini che all'interno di uno dei suoi più celebri romanzi ci elenca le letture a suo avviso imperdibili: uno stratagemma metaletterario che farebbe girare la testa anche al topo di biblioteca meno appassionato.

Ma Matilde non è solo libri. Tra le sue pagine c'è molto di più, molto che vale la pena di scoprire e interiorizzare. Già, perché l'amore straordinario che la protagonista nutre per la lettura è niente, rispetto al resto: Matilde è figlia di due genitori assolutamente inetti, incivili e sgarbati, truffaldini e viziosi; il vero miracolo, quindi, non è quanto la loro pargoletta sia superdotata dal punto di vista intellettuale, bensì il fatto che lei riesca a crescere con un atteggiamento morale impeccabile nonostante i pessimi esempi che si ritrova in famiglia. Matilde è il simbolo dell'innocenza, della purezza, della rettitudine, dell'educazione, del buonsenso e della compostezza, laddove invece i suoi genitori sono l'immagine, spietata e tagliente – come solo Dahl sa dipingerla – dei peggiori tratti che l'essere umano possa presentare. I famigliari di Matilde, infatti, reputano i libri un vizio da estirpare, e nella loro mediocrità e bassezza consigliano a Matilde di guardare la televisione, invece di leggere, rimproverandola quando chiede in dono un libro. Mangiare davanti alla TV, giocare d'azzardo, sperperare il denaro al bingo, raggirare intenzionalmente i propri clienti sul luogo di lavoro sono solo alcuni degli stomachevoli insegnamenti che i genitori di Matilde trasmettono alla figlia.

Il quadro di abbandono e trascuratezza si fa ancora più accentuato dal fatto che la bambina viene sempre lasciata da sola e subisce una disparità di trattamento rispetto al fratello da cui emerge chiaramente un atteggiamento sessista e retrogrado da parte dell'intera famiglia. Ci aspetteremmo dunque che a fronte di simili maltrattamenti Matilde cresca come una piccola delinquente, che vada allo sbando. Invece, non è così: Dahl ci mostra che è sempre possibile riscattarsi, e trarre dalla peggiore delle situazioni soltanto il meglio. Matilde sfrutta l'imposizione di dover crescere abbandonata a se stessa, senza guide genitoriali, per imparare a essere indipendente già a quattro anni (cucina da sola, legge da sola, si reca in biblioteca e prende in prestito dei libri in modo indipendente...). Invece di diventare una "bulletta" e di dedicarsi ad attività malavitose seguendo le orme del padre, invece di adattarsi al livello socio-culturale della famiglia e abbandonare la lettura per consacrarsi al culto della televisione, Matilde preserva il proprio carattere mite e dolce e ricorre all'intelligenza per difendersi contro gli abusi e la prepotenza, dapprima della famiglia e, in seguito, della signorina Spezzindue, simbolo della prevaricazione, dell'aggressività e del maschilismo per eccellenza (basti pensare ai tratti tipicamente maschili con i quali Dahl la descrive; in effetti, tutti i personaggi rispecchiano fisicamente la loro personalità).

Dal romanzo emerge chiaramente come l'unica, vera adulta sia Matilde, anche rispetto alle figure positive che incontriamo all'interno della storia. Se la bibliotecaria e la signorina Dolcemiele, difatti, rappresentano la cultura (in netto contrasto con l'ignoranza e la cruda prepotenza dei genitori di Matilde e della signorina Spezzindue), entrambe manifestano un'incapacità di cambiare le cose, d'intervenire per proteggere i più indifesi e di reagire ai soprusi. La bibliotecaria, per quanto impressionata dall'intelligenza di Matilde e affezionata alla bambina, decide di non immischiarsi nelle faccende famigliari altrui, mantenendosi indifferente, e la signorina Dolcemiele, per quanto volenterosa e virtuosa, a conti fatti è soltanto una vittima da salvare, una donna inerme che non riesce a risollevarsi e a cambiare le proprie sorti, figurarsi quelle di chi le sta intorno. Anche i personaggi che paradossalmente dovrebbero essere positivi ed ergersi per sventolare la bandiera dell'integrità morale manifestano dunque una forte irresponsabilità, ed è soltanto Matilde la chiave di svolta dell'intera vicenda, colei che agisce e non si limita a reagire, colei che salva coloro che dovrebbero (per età e competenze) salvare lei. Matilde incarna non soltanto l'amore per la lettura ma anche i pregi dell'adulto "perfetto" (umanità, responsabilità, altruismo) e usa l'intelligenza per il bene collettivo. Un'intelligenza che si trasforma in "potere", e che si concretizza in magia, per sottolineare la forza tangibile e il cambiamento racchiusi nella cultura e nel buonsenso. Mai come in questo volume "pensare", "usare il cervello", "ragionare con la propria testa" assumono una connotazione reale e concreta, al punto da diventare armi con le quali combattere l'arroganza, l'ignoranza e il bullismo.

Un libro indimenticabile e affascinante, commovente e arguto che consegna Dahl all'olimpo degli scrittori per eccellenza.

Da non perdere.

Consigliatissimo!

Particolarità e consigli d'uso

  • Indicata come lettura da assegnare ai bambini per avvicinarli al mondo dei libri, delle biblioteche e al piacere di leggere.
  • Ideale per parlare di cosa significa "bullismo" e per individuare insieme le strategie da adottare per affrontare il problema.
  • Ottimo spunto da cui partire per indagare le capacità e le qualità dei bambini, per metterle in luce e guidare il gruppo a riflettere sull'importanza di applicare le proprie doti e attitudini in contesti di svantaggio sociale.

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