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Il coniglio piatto

Il coniglio piatto di Bardur Oskarsson - albo illustrato
  • Voto:
  • (5/5)
  • Età consigliata: da 6 a 10 anni
  • Editore: Errekappa Edizioni
  • Genere: Educativo | Umoristico

Trama: di cosa parla Il coniglio piatto?

Cosa succede quanto un cane, mentre passeggia per strada, trova un povero coniglio spiaccicato sull’asfalto? Una frittella di coniglio, con la bocca spalancata, la lingua penzoloni e lo sguardo che la dice lunga su quanto dev’essere stata dura la sua (ultima) giornata. 

Ben presto, al cane si aggiunge un topo e insieme i nostri eroi affrontano un difficile dilemma: cosa farne del coniglio piatto? Perché di lasciarlo lì non se ne parla. Dove si potrebbe portare? A chi consegnarlo? E se poi qualcuno pensasse che a “frittellizzarlo” sono stati proprio i due amici? Per fortuna al cane viene un’ottima idea. Un’idea che porterà il nostro coniglio piatto molto, molto lontano…

Perché consiglio questo albo illustrato?

Essenzialmente per due ragioni: la prima è che parla di un tema che spesso nei libri per bambini viene evitato con magistrali glissate, metafore complicate o pillole edulcoranti: la morte. Non sono mamma né maestra o psicologa, ma credo che sia importante spiegare ai più piccoli, con delicatezza e semplicità, cosa significhi quando qualcuno non c’è più. Subito e presto, senza tante omissioni o favolette, per crescere bambini più consapevoli e adulti che un giorno sapranno fronteggiare nel modo giusto qualsiasi circostanza della vita

Ecco perché Il coniglio piatto di Bárður Oskarsson, in questo, fornisce un ottimo supporto: ci aiuta a introdurre un tema che nella cultura occidentale viene respinto, evitato, nascosto. Non per forza dobbiamo parlare di morte con dolore e ineluttabilità ma, come questo albo illustrato insegna, lo possiamo fare con rispetto, tatto e normalità. Dopotutto, morte e vita sono due facce della stessa medaglia e la fine della nostra esistenza è qualcosa con cui dobbiamo convivere da quando emettiamo il primissimo vagito. Ci sono culture che celebrano la morte e antiche civiltà che hanno imparato a farne una ragione di vita; quindi, perché tirarci indietro?

Ho apprezzato molto lo spirito ironico, quasi dissacrante, che guida la scrittura de Il coniglio piatto. Per certi aspetti, l’albo illustrato in questione mi ha ricordato sia Il libro dei coniglietti suicidi sia quei cartoni animati in cui i personaggi muoiono e rinascono tantissime volte all’interno della stessa puntata, il cosiddetto “respawn” in gergo videoludico. Muoiono investiti dalle automobili, spiaccicati da massi in caduta libera o colpiti da una palla di cannone.

Il libro si può interpretare in modi diversi, a seconda del punto di vista che decidiamo di adottare: possiamo scegliere di approfondire il lato etico, ovvero l’importanza di dare dignità alla morte di qualsiasi essere vivente, non soltanto degli umani (quante volte ci è capitato di vedere un povero animale arrotato sulla strada? E quante ci siamo preoccupati di rimuovere il cadavere, di segnalarlo alle autorità competenti?). Per farlo, basterà sottolineare le mille accortezze che usano il cane e il topo per recuperare il coniglio dalla strada; la delicatezza con cui ne maneggiano il corpo; l’impegno che profondono per trovare un degno modo di rimetterlo alla natura e, soprattutto, l’interessamento e la responsabilità di cui si fanno carico quando vedono l’animale morto sulla strada (ben diversi dall’indifferenza). 

Possiamo anche indagare le varie ipotesi di cosa ci sia dopo la morte (perché il coniglio piatto, alla fine, prende il volo: se uno è religioso, può usare la metafora per raccontare l’ascensione ai cieli; se uno è ateo può approfittarne per raccontare che una volta morti si torna a far parte della natura, del tutto). Ancora, si possono affrontare il senso di perdita, il lutto, le cerimonie funebri. In base a ciò che vogliamo comunicare ai bambini, in base alla situazione di vita in cui ci troviamo, possiamo sfruttare il libro per intraprendere conversazioni importanti e aiutare i più piccoli a capire meglio il concetto di morte.

Didattica: come usare il libro a casa e a scuola

Oltre che per parlare di morte (come ho spiegato nei paragrafi precedenti), credo che questo libro si presti come punto di partenza per approfondire altri temi. Sicuramente, per mostrare ai bambini che da ogni difficoltà può nascere un’opportunità. Il cane e il topo, dopo un momento di sconforto, reagiscono davanti alla situazione negativa. Applichiamo anche noi lo stesso modus operandi in questioni di minor importanza. Esempio: un oggetto si rompe. Invece di piangere e disperarci per la perdita dell’oggetto, perché non pensare a modi alternativi di utilizzarlo? Coinvolgiamo i bambini e chiediamo loro di immaginare come si potrebbe riutilizzare qualcosa che si è rotto o danneggiato. Magari i vari pezzi che formavano un dato oggetto si possono assemblare in uno nuovo. O essere impiegati per qualche altro uso.

A questo proposito, si può approfondire la dinamica psicologica alla base di una reazione costruttiva: è davvero utile disperarsi quando qualcosa va storto? Quando una situazione non ha l’esito che noi speravamo? Quando subiamo un torto o falliamo? Perché invece non fare come il cane e il topo, che si rimboccano le maniche e cercano una soluzione? L’occasione ci dà lo spunto per veicolare l’importante messaggio che l’essere umano ha la grande capacità di adattarsi e di trasformare i problemi in opportunità, se ha l’accortezza di guardare le cose dalla giusta prospettiva.

Mi viene in mente che il triste “piattume” del coniglio è qualcosa che possiamo sfruttare anche nel concreto: diamo avvio, allora, a un laboratorio sulla geometria. Magari chiediamo ai bambini di individuare in una data stanza tutto ciò che è piatto e di spiegare in cosa differisce rispetto a qualcosa che non lo è.

Ovviamente non possiamo trascurare l’aspetto etico della questione: parlare di quanto sia importante segnalare la presenza di un animale morto o ferito alla guardia forestale o all’autorità competente di zona; evitare che gli esseri viventi soffrano inutilmente; contribuire a trattare nel modo più dignitoso, rispettoso e corretto un corpo esanime e così via.

Infine, Il coniglio piatto può essere il punto di partenza per parlare delle norme di sicurezza da rispettare quando si è per strada (attraversare sulle strisce pedonali, prendere sempre per mano un adulto, camminare sul marciapiede, rispettare il semaforo, ma anche prestare attenzione all’attraversamento di animali selvatici e non, limitare la velocità in tratte vicino ai boschi o alle zone popolate dalla fauna…). Da monito, la scena a pagina tredici, in cui si intuisce che il coniglio possa aver attraversato non sulle strisce ma poco oltre e che per questo sia stato investito.

La mia interpretazione del finale

Il finale è fondamentale in questo albo illustrato: non è facile da capire ed è importantissimo che siate voi stessi a spiegarlo ai bambini, se loro non ci arrivano (a fine lettura potete pungolarli, in tal senso, chiedendo che cosa pensano che sia successo nell’ultima scena).

Già, ma come finisce il libro? A ognuno la propria interpretazione. Secondo me, il cane chiede al topo se vuole provare a tenere l’aquilone. L’ultima inquadratura, in cui vediamo la città dall’alto, ci fa pensare che il topo non solo abbia accettato l’invito, ma che reggendo l’aquilone sia volato via insieme al coniglio piatto – ahimè, si sa che i topolini, dopotutto, sono leggeri!

Come mai il finale è importante? Perché contribuisce a smorzare il senso di tristezza/oppressione che potrebbe aver colto l’adulto che sta leggendo o spiegando il libro. Perché colora tutto di ironia, vivacità, tenerezza. E strappa indubbiamente un sorriso.

Aspetti tecnici: illustrazioni e confezione del libro

La confezione de Il coniglio piatto è di buona qualità: ottima la copertina cartonata, ottime le pagine spesse e resistenti, ottima la rilegatura cucita. Il formato quadrato è interessante, facile da maneggiare e da trasportare. 

Le illustrazioni sono il cuore del libro: minimaliste ed essenziali, dissacranti tanto quanto lo è il contenuto, rivelano una voce forte, incisiva, e uno stile che lascia il segno. Mostrano la personalità di Bárður Oskarsson e si sposano alla perfezione con la storia che raccontano.

Da segnalare le inquadrature, che cambiano in continuazione facendoci immergere nel punto di vista di personaggi principali e secondari, ma anche di oggetti inanimati. Intriganti le piccole illustrazioni in pagina sinistra, sopra il testo, che a volte servono ad anticipare ciò che verrà oppure svelano dettagli importanti della trama o, ancora, chiariscono il punto di vista che sarà adottato nella pagina seguente. Una narrazione paratestuale che funziona efficacemente e che nell’interpretazione dà filo da torcere anche all’adulto più intellettuale.

Infine, due parole sui colori, volutamente “piatti”, monocordi, caratterizzati da tinte pallide e soffuse; aiutano i piccoli lettori a immergersi in un mood ovattato, quasi metafisico, che sottolinea ancor di più il tema portante del libro.

Giudizio in due parole

Il coniglio piatto di Bárður Oskarsson è un albo illustrato educativo su un tema poco trattato, la morte, ricco di spunti di riflessione interessanti che spaziano dall’etica alla metafisica, passando per le regole della strada e l’importanza di reagire davanti alle difficoltà. Il tutto valorizzato da un ottimo apparato illustrativo, frutto di un autore-illustratore dotato di forte personalità.

Consigliatissimo!

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