A proposito delle recensioni di libri a pagamento...

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Quando si parla di recensioni di libri a pagamento sembra di pronunciare ad alta voce una parolaccia, una bestemmia o una maledizione. Come se queste tre parole in successione ("recensioni" "libri" "pagamento") non potessero mai essere accostate, pena essere bannati da internet. Ho letto di tutto, a proposito: influencer costretti a ritrattare dopo aver pubblicato un post in cui annunciavano di aver deciso di chiedere una retribuzione per le loro recensioni, gente che consiglia caldamente a chi decide di trasformare una passione in un lavoro di cercarsi una "vera" occupazione, blogger che si accaniscono contro i colleghi che chiedono di farsi retribuire...

Poiché proprio la scorsa settimana ho aperto le recensioni a pagamento su Spulcialibri, vorrei spendere due parole al riguardo.

È sbagliato farsi pagare per una recensione?
Assolutamente no. Se la recensione è professionale e imparziale (e dopo tornerò su questo concetto, perché so già che molti di voi si staranno chiedendo: "Come fai a essere imparziale se ti pagano?"), non c'è motivo di crocifiggere chi decide di farsi retribuire per scriverla. Vi dirò perché: recensire un libro, se fatto seriamente, è un lavoro vero e proprio. Ci vogliono svariate ore per leggere il volume in questione (e non per forza tale lettura si rivelerà un piacere: la storia può essere lenta e noiosa, l'edizione scadente, la traduzione pessima, la cura redazionale minima, i refusi frequenti – e no, se devi recensire quel libro difficilmente lo potrai abbandonare a metà, ma dovrai sorbirtelo tutto).

Oltre al tempo necessario per leggere, si deve tener conto di quello destinato ad analizzare il volume, ad annotare collegamenti, parole chiave, riferimenti; alle spalle di un buon recensore vi è poi una dettagliata documentazione (bisogna approfondire tematiche, biografie di autori e di eventuali illustratori, cercare informazioni sulla casa editrice...), per non parlare delle ore di lavoro spese nella stesura della recensione. Una volta completata l'opera, è necessario scattare fotografie a corredo, pubblicare sui vari social, far pervenire la recensione alle case editrici... altre ore che se ne vanno, in buona sostanza. Di solito, dopo tanta fatica non si viene neppure ricompensati da un cenno, da parte dei suddetti editori. Neanche un "mi piace" o un grazie: tendenzialmente si è ignorati e basta. Capita spesso, poi, che molti utenti di passaggio contattino il blogger per ottenere maggiori informazioni, per richiedere bibliografie personalizzate, consigli, cataloghi e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare di chi s'improvvisa scrittore e ti manda libri inediti da leggere, invitandoti a esprimere pareri, giudizi e a fare pubblicità.

Potremmo ridurre la descrizione che vi ho fatto a questa semplice operazione matematica:
Recensione = leggere + lavorare sul testo + documentarsi + scrivere + pubblicare e diffondere + smaltire la mole di richieste extra.
Sfido chiunque pensi che sia un'occupazione facile, alla portata di tutti, a leggere e a recensire almeno quattro libri al mese per sei mesi. Poi ne riparliamo.

A conti fatti, tutto questo per dirvi che sì, scrivere una recensione è un lavoro. E come tale potrebbe anche necessitare di un pagamento, se il recensore un giorno decide di non volerlo più fare gratuitamente.

Il pagamento consiste nel fatto che ti regalino i libri e che tu possa leggerli gratis! Perché chiedere dei soldi?
Questo è il vero nocciolo della questione, nonché una scelta personale di ognuno. Ci sono quelli che recensiscono per hobby, nel tempo libero, perché per loro ricevere libri in cambio è una retribuzione sufficiente (magari affiancata alla presenza di annunci pubblicitari e a banner sul loro sito) e quelli che, come me, decidono di comportarsi in modo diverso: ovvero, di continuare a recensire gratuitamente i libri che leggono per piacere personale (ad esempio, vado in biblioteca, vedo un libro che m’ispira e lo leggo, perché scelgo di dedicare il mio tempo libero a quell’occupazione) per poi invece far pagare (non molto, una cifra piuttosto contenuta) coloro che li contattano per commissionare una lettura. Io la vedo così: nel momento in cui mi interpellate per farmi valutare una cosa, non sto più recensendo un libro a piacere che ha attirato la mia attenzione ma sto rispondendo a una richiesta specifica. E siete voi a farmela: se venite a bussare alla mia porta perché volete un servizio (ovvero il mio giudizio, personale e opinabile, positivo o negativo) e mi richiedete una certa mole di ore da dedicare solo a voi, perché non retribuirmi? Se volete occupare uno spazio sul mio sito, che finanzio e mantengo io, che grazie a me e al mio lavoro è arrivato a classificarsi in una certa posizione sui principali motori di ricerca, perché non pagare per quella visibilità? Che poi l’editore o l’autore autopubblicato preferiscano rivolgersi a chi recensisce gratis ben venga; è una questione di scelte. Se ti rivolgi a me, sai che dovrai pagare. Se ti interessa il mio tipo di recensione e la vetrina che offro sul blog lo farai, altrimenti no. Io nel frattempo continuo per la mia strada e recensisco i libri che ho sul comodino e che prendo in biblioteca (o contatto le realtà editoriali che hanno qualche titolo che m'ispira).

Ma ancora non ho risposto del tutto alla domanda: perché come pagamento non mi faccio bastare la copia omaggio che mi inviano gentilmente le case editrici e gli autori?

Perché il mio tempo e le mie energie hanno un valore, e le spendo per formulare un giudizio. Un giudizio su qualcosa. Quel "qualcosa" è il libro e fa parte della dotazione che mi serve per elaborare la mia opinione. Siete liberissimi di darmelo in prestito o di mandarmelo in PDF o in ePub (e-book), non dovete per forza fornirmi un costoso cartaceo a tempo indeterminato. Il libro, però, non è la ricompensa: è l’oggetto della valutazione. È come se voi andaste da un meccanico per farvi riparare l'auto e gli diceste: "Non ti pago, ma in cambio puoi guardarla e persino provarla! Forte, eh? Sei contento?". Un po' come se vi recaste da un avvocato e gli chiedeste di darvi un'opinione su alcuni documenti. Dubito che l'avvocato vi dica: "Grazie mille per questi splendidi documenti, non importa se ci metterò tre giorni a leggerli e analizzarli, mi bastano come pagamento: la parcella è azzerata!". Un po' come se qualcuno vi chiedesse di appendere un manifesto in città e vi dicesse: "Ovviamente non ti pago nulla, il tuo compenso è il manifesto stesso. Potrai tenerlo, dopo averlo pubblicizzato sui muri della piazza principale"...
Potrei andare avanti per ore. Il discorso è uno solo: i blogger che recensiscono libri in modo professionale producono un testo, rendono un servizio e fanno pubblicità (positiva o negativa che sia, è sempre pubblicità). Quindi possono chiedere un compenso, se lo vogliono. Non è tanto diverso da ciò che succede su Instagram: gli influencer si fanno pagare soldi per pubblicare delle fotografie che pubblicizzano un marchio (oltre a tenersi l'accessorio o il gadget pubblicizzato). Per i libri vale lo stesso.

Sì, però se ti pagano non puoi essere imparziale, no?
Certo che posso esserlo. Anzi, devo esserlo, perché a rimetterci altrimenti sono io: se pubblico una recensione falsa, fatta solo per accontentare il committente di turno, e dico che un libro orribile è "bellissimo", sapete cosa succede? Che chi mi segue lo compra, si rende conto che fa schifo e non torna sul mio blog. Non si fida più di me.
Quindi dovrei essere proprio sciocca per darmi la zappa sui piedi così. Il problema delle recensioni oneste, comunque, si pone anche per chi non le fa pagare: probabilmente ci sono blogger che pur di ricevere libri gratis e non perdere questo "privilegio" sono disposti a scrivere recensioni piene di complimenti e belle parole. E altri che, magari in forme diverse, ricevono un compenso. La pubblicità può esserci anche se velata e nascosta.

L'imparzialità è quindi a beneficio del blogger stesso, e starà all'utente che visita il blog giudicare se le recensioni sono veritiere oppure no (sempre che di veritiere si possa parlare, visto che le opinioni sono discutibili per definizione).

Recensire libri non è equiparabile ad altri lavori svolti su internet. Dai, tutti sono capaci a leggere romanzi!
Questi preconcetti, purtroppo, sono una delle cause della decadenza dell'editoria, del fatto che chi lavora nel campo è di norma sfruttato e sottopagato. Chi recensisce per mestiere di solito è (o mira a diventare) un professionista. Io ho studiato per anni, mi sono laureata, ho fatto un master di editoria, ho lavorato in una libreria e in svariate case editrici, e oggi sono editor a tempo pieno. Non parliamo di gente che recensisce un libro copia-incollando quattro informazioni su autore e casa editrice, riformulando brevemente il testo presente nella quarta di copertina e ficcando un rating a casaccio. Parliamo di persone che con i libri ci lavorano e che fanno del loro meglio per generare contenuti originali e di qualità. Persone che, come tanti influencer e blogger di altri settori, cercano di sfruttare la posizione acquisita online, sui motori di ricerca, o la visibilità ottenuta dai social, per utilizzare il loro sito come una vetrina e trasformare la passione in lavoro.

Bisognerebbe smetterla di svilire e di denigrare le professioni legate al mondo dei libri. Recensire un volume significa possedere solide basi letterarie, sapere di cosa si sta parlando, conoscere lo stile e la bibliografia degli autori, interpretare, fornire spunti, collegamenti, proposte didattiche e una marea di altre cose che non potete neanche immaginare.

Perché un editore o un autore dovrebbe pagare per avere una recensione negativa?
Perché è pur sempre una forma di pubblicità. In qualche modo, del libro si parla. E non è detto che il giudizio del recensore sia condiviso da tutti: proprio questo è il bello di poter esprimere un'opinione e di confrontarsi con gli altri. Personalmente, poi, ho deciso che farò così: nel momento in cui, leggendo un libro a pagamento, mi accorgerò che la recensione potrebbe essere negativa, avviserò l'editore o l'autore. Gli chiederò come vuole procedere: se preferisce che io non concluda la lettura e non stili la recensione, non mi farò pagare. Se invece vorrà che vada avanti comunque, consapevole del fatto che il giudizio non sarà positivo, allora mi retribuirà per il tempo investito e per lo spazio che il suo titolo occuperà sul blog.

Perché hai deciso di rendere le recensioni a pagamento?
In passato non ho mai chiesto soldi per recensire libri (e sono attiva dal 2013, ovvero da sette anni). L'ho sempre fatto per passione, generosità, promozione della lettura ecc. Volevo consigliare buoni libri ad altri lettori come me, tutto qui. Ho iniziato prima su aNobii e poi ho aperto un blog su Blogger. Dopo qualche anno, ho deciso di dare un tocco più professionale al sito: l'ho rifatto, ho investito soldi per il logo, le illustrazioni. Non ho mai preso un centesimo, neanche per pagarmi i costi del dominio e le altre spese relative. Non ho mai messo banner pubblicitari (mi sembrava brutto riempire le pagine di immagini di aspirapolveri e pannolini, che poco c'entravano con i libri. Oggi me ne pento!). Ho smesso dopo poco di leggere i libri mandati dalle case editrici o dagli autori, per mancanza di tempo (ben presto, infatti, sono stata letteralmente sommersa di richieste, cataloghi, e-mail di ogni genere, e ho dovuto sospendere la ricezione perché non riuscivo a gestire tutto e mi sentivo in colpa a non rispondere e a lasciare a metà i testi iniziati). Talvolta mi ritrovavo a compilare bibliografie su richiesta, facendo ricerche e spendendo ore a documentarmi, per poi inviarle e non ottenere neppure un grazie. Altre volte ricevevo libri a casa (senza averli chiesti), altre ancora me ne arrivavano di così brutti che ci sarebbero volute ore per entrare nel dettaglio, analizzare, far capire all'autore e alla casa editrice perché non volevo recensirli. Mi sono stufata, e allora mi sono detta: "Alla fine, per me è un hobby, no? Se ci investo tanto tempo, devo smettere di recensire i libri a richiesta oppure questa pratica deve diventare per forza un lavoro. Dove le trovo tutte quelle ore libere, altrimenti? Ho bisogno che siano retribuite."

Ecco l'idea delle recensioni a pagamento.

Concludendo...
Recensire libri su internet, per chi decide di farlo come professione, è un lavoro online come tanti altri. Smettete di demonizzare i blogger che scrivono con competenza e passione e che chiedono una retribuzione. Smettete di dire che non sono imparziali, perché se ci riflettete un attimo vi accorgerete che se hanno un minimo di buonsenso devono esserlo per non perdere la loro credibilità. I tempi sono cambiati e fioccano i siti dedicati ai libri che intraprendono la strada dei servizi a pagamento. Credo che nel futuro questa non sarà più solo una tendenza, ma una prassi. In ogni caso, per ora io ci provo: come in tutte le avventure, bisogna tentare prima di capire se è qualcosa che fa per noi.

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